RACCONTI
ILLUSTRATI

Da anni coltivo una grande passione per la narrativa. Sono un instancabile lettore di libri per ragazzi ed a mia volta mi diverto a scrivere racconti più o meno brevi per il pubblico dei più giovani. Ho pubblicato alcuni dei miei racconti su periodici mensili italiani ed aspiro alla pubblicazione di un libro che contenga dei racconti scritti ed illustrati da me. Il mio sogno è quello di poter aiutare i bambini a sognare il più a lungo possibile. 

il LICANTROPO DEL QUARTO PIANO
-Vivere con un vicino simile non deve essere facile!- esordì la signora Fantoni.

-Bisognerebbe cacciarlo da questo palazzo- aggiunse la signora Bonfanti strizzando l'occhio all'amica e poi continuò -Lei che è bravo ragazzo istruito e gentile, forse se ci parlasse lei con quel… coso, magari riuscirebbe a convincerlo a smetterla una buona volta!-

Il fatto è che io già avevo tentato di parlare con il bizzarro signor Licanti, ma era stato inutile.

Ah, mi presento, mi chiamo Bernardo Rossi e faccio l'insegnante.

Abito al terzo piano di questa palazzina ormai da cinque anni. Non è che mi trovi male, ma con questi vicini strani ed impiccioni è proprio difficile starsene tranquilli.

Ma torniamo alla nostra storia.

Dicevo, io con il signor Licanti avevo già parlato. Fu quando venni ad abitare qui.

Spesso di notte sentivo un tramestio confuso, un mugolio cupo e sommesso provenire dal piano di sopra.

Una volta verso mezzanotte sentii chiaramente un cane ululare disperatamente alla luna dalla finestra della cucina del signor Licanti.

Fu un vero strazio. Quel cane ululò per quasi un'ora tenendo svegli tutti gli inquilini del condominio attirando a sé ed al suo padrone gli improperi e le cattiverie degli altri condomini.

Fu così che l'indomani, dopo pranzo, mi decisi a salire al quarto piano per fare conoscenza con il signor Licanti.

Suonai più volte al campanello e proprio quando stavo per andarmene la porta cigolando si aprì e mi si presentò un omino sulla sessantina, piccolo, pelato ed in mutande, con una vecchia vestaglia a righe e le pantofole.

- Mi scusi signor Licanti, sono il suo vicino di casa Bernardo Rossi - esordii un po' imbarazzato.

Il signor Licanti, che evidentemente si era appena svegliato, mi guardò con quei suoi occhietti grigi ed inespressivi ed abbozzò un sorriso.

- Sono qui perché sa … la notte… un cane… insomma i rumori notturni…- ero veramente in difficoltà. Come potevo dire a quell'omino squallido dall'aria innocente, che da quasi un mese mi teneva sveglio mettendo sottosopra il suo alloggio e che la notte precedente il suo cane aveva infastidito tutto il vicinato con i suoi terribili ululati?

Dopo una lunga pausa il signor Licanti si decise a rispondermi.

- Lei è qui per dirmi che questa notte ha sentito degli ululati che non le hanno permesso di dormire, non è vero? -

La voce del signor Licanti era sottile, adatta ad un omino così gracile ma aveva un fondo rugginoso, un che di rude e stranamente minaccioso.

- E' già venuta la signora Bonfanti a farmi la predica…- riprese il mio vicino di casa - ma sa … i cani son pur sempre degli animali con i loro istinti, i loro bisogni -

- Certo la capisco, non deve essere facile per un animale vivere chiuso in un appartamento tutto il giorno - gli risposi, sforzandomi di apparire il più comprensivo possibile.

Licanti mi sorrise ancora con quel suo sorrisetto sbilenco e mi invitò ad entrare in casa sua per un caffè.

In casa c'era un forte odore di chiuso e benché fosse una bella giornata di sole, di quelle che capitano raramente nella nostra città, tutte le tapparelle dell'appartamento erano abbassate.

- Si accomodi Bernardo - mi sussurrò l'omino in vestaglia e poi scomparve in una stanza buia da cui uscì quasi subito richiudendo scrupolosamente la porta a chiave dietro di sé.

La cucina era sporca ed in disordine. I mobili erano vecchi e rovinati. Sul tavolo c'erano numerose confezioni di cibo per cani mezze vuote ed una ciotola di plastica gialla con su scritto CESIRA.

Licanti mi fece sedere su una vecchia poltrona completamente distrutta dai morsi e dai graffi di un grosso cane.

Probabilmente è uno di quei poveri pensionati, anziani e soli, che si affezionano ad una bestiola al punto di vivere in sua funzione, come fosse un figlio o un nipotino.

- Il suo cagnolino dov'è? - domandai timidamente al mio ospite.

Il signor Licanti si girò di scatto e mi guardò in un modo che non dimenticherò mai.

I suoi occhi avevano perso ogni grigiore e debolezza ed ora erano vivi e particolarmente aggressivi.

Ebbi quasi l'impressione che volesse aggredirmi, così, senza perdere altro tempo, mi alzai di scatto e con una scusa qualsiasi fuggii da quell'appartamento.

Da allora lo vidi poche volte.

Comunque il tramestio notturno non accennava a smettere; ogni tanto il cane si metteva ad ululare per qualche minuto e poi improvvisamente si azzittiva.

Del signor Licanti dicevano cose molto strane nel palazzo.

Ad esempio Tina, la portinaia del nostro stabile, raccontava che più di una volta lo aveva sorpreso a frugare nei cassonetti dell'immondizia, anzi, riportando le sue testuali parole: " a tuffarsi nel pattume e rovistare a piene mani tra torsoli di mela marci e scatole vuote di detersivo, come un suino si rotola nel fango!"

La signora Bonfanti poi non lo sopportava; diceva che un uomo così non poteva amare veramente gli animali. Mi raccontò di come un giorno lo avesse visto rincorrere furioso il suo adorato siamese,

disse che sembrava un pazzo, un bestione rabbioso e se il gatto non si fosse arrampicato su di un albero magari… il Licanti lo avrebbe sbranato.

Per quel che ne sapevo, il signor Licanti non era meno strano di tanti altri condomini.

Certo non era una persona così insignificante e tranquilla come voleva far credere.

Venni a sapere dall'anziana signora Motti, residente nel palazzo da almeno settant'anni, che il Licanti prima di andare in pensione faceva lo scienziato in una grande casa farmaceutica della città e viveva con la moglie in un lussuoso attico in centro.

Non si sa il perché ma un bel giorno di vent'anni fa piantò tutto e venne a stabilirsi nell'appartamento numero 17 tutto solo con quel suo grosso cane.

Già, proprio con quel cane che a quanto pare nessun condomino aveva mai visto e che quasi da due

decenni, ogni plenilunio, teneva sveglio il vicinato con i suoi terribili ululati.

Ciò che maggiormente mi stupiva, era che i condomini si erano sempre limitati a lamentele sommesse, senza mai decidersi a mandare una lettera all'amministratore dello stabile per far cacciare quel vicino importuno.

Chissà, forse sotto quell'aria mansueta ed indifesa il signor Licanti nascondeva una personalità forte e prepotente che spaventava i suoi vicini di casa come aveva terrorizzato me quel giorno nella sua cucina.

Un giorno però capitò un fatto veramente strano che mi spinse a visitare una seconda volta l'inquilino dell'appartamento numero 17.

Erano le 10.00 del mattino, il solito cane mi aveva tenuto sveglio fino all'alba con i suoi latrati lamentosi ed io indugiavo sotto le coperte desideroso di recuperare un po' di sonno, quando sentii un grido di terrore provenire dal piano superiore.

Mi precipitai sul pianerottolo e vidi fuggire dall'appartamento del signor Licanti il postino che gridava in preda al panico con il fondo dei pantaloni chiaramente strappato dai morsi di un cane inferocito.

Non appena il postino uscì dall'appartamento, la porta fu subito chiusa ma riuscii ad intravedere il signor Licanti con la solita vestaglia da camera che sghignazzava divertito dietro lo stipite della porta.

Senza perdere altro tempo mi infilai i pantaloni ed andai a bussare alla porta di quel vecchio rompiscatole.

La porta non era chiusa a chiave, così entrai chiedendo permesso.

Come la volta precedente l'appartamento era immerso nel buio più profondo. Accesi quindi la luce elettrica e chiamai il padrone di casa.

Una voce roca e molto debole giunse dalla camera da letto - Chiuda la porta dell'ingresso e venga pure qui dentro caro signor Bernardo.-

Seguii le istruzioni ed entrai in quella stanza.

Non saprei descrivere lo stupore che provai quando vidi ciò che conteneva quella camera.

Il signor Licanti, sommerso tra decine di alambicchi e provette colorate, se ne stava seduto ad una scrivania, ricurvo sotto la il debole fascio di luce di una lampada a gas scrivendo su di un quadernetto.

Su una poltrona accanto a lui c'era un enorme cane che mi fissava alquanto perplesso.

- Non abbia paura Bernardo - disse il signor Licanti - la mia Cesira non è affatto cattiva, solo non sopporta gli intrusi -

Poi senza distogliere lo sguardo da quel suo quadernetto, aggiunse - Mi scusi, quasi dimenticavo, le presento Cesira Valzetti in Licanti, mia moglie! -

Sgranai gli occhi e domandai al mio vicino di casa se si sentisse bene, ma lui non rispose e continuò a scrivere.

Stavo per andarmene quando il Licanti si alzò dal suo tavolo, si voltò a guardarmi e disse - Sorpreso vero Bernardo? -

Io non sapevo cosa rispondere, tale era il mio sgomento.

Il fatto è che il suo volto era tutto ricoperto di lunghi peli neri, gli occhi erano di un rosso scuro disarmante e quando parlava si scoprivano candide zanne sotto le labbra violacee.

Insomma il signor Licanti sembrava proprio un cane, o meglio un "cane-mannaro".

- Capisce ora il perché di tutti quei rumori e degli ululati, caro signor Rossi? - domandò il signor Licanti sbuffando tra le zanne che si facevano via via sempre più evidenti.

- Ma io veramente…non ci capisco niente - balbettai confuso.

-E va bene Bernardo, forse è meglio che le racconti la mia storia dall'inizio - esordì il cane-mannaro - venga più vicino, si accomodi su questo sgabello e mi ascolti con attenzione.

Circa vent'anni fa lavoravo in un'industria chimica che produceva cibo in scatola per animali domestici. Un giorno riuscii a trovare una sostanza che rendeva commestibile il cibo per cani anche per l'uomo. L'idea mi sembrava ottima poiché si poteva mettere in commercio del cibo a basso prezzo, sicuro e nutriente.

Purtroppo quando lo presentai ai proprietari dell'azienda questi mi risero in faccia dicendo che era improponibile sul mercato e che nessuno avrebbe mai mangiato lo stesso cibo del proprio cane.

Così dichiarai che io e mia moglie avevamo già assaggiato il prodotto più volte e che era veramente ottimo. Non l'avessi mai fatto!

Il signor Brambilla, il direttore dell'azienda, mi propose allora di mangiare quella roba per almeno un anno e di controllare su me stesso gli effetti. Mi promise che se quel cibo non avesse creato nessun problema al mio metabolismo avrebbe preso in considerazione il mio progetto.

Disgraziatamente io accettai a da allora presi a mangiare cibo per cani tutti i giorni.

Cesira, che mi ha sempre voluto un gran bene, decise di tentare l'esperimento insieme a me.

Accadde così che in pochi mesi senza nemmeno rendercene conto, io e mia moglie iniziammo a subire una strana mutazione. All'inizio ci ricoprimmo di una folta peluria su tutto il corpo e poi pian piano anche il nostro comportamento divenne strano.

Fu così che decisi di smettere quella dieta, ma ormai per noi era troppo tardi.

Cesira si tramutò in un cane pastore permanentemente, mentre io mi trasformo in cane-mannaro ogni plenilunio.

In queste condizioni fui costretto a licenziarmi ed ad andarmene via di casa. Decisi di rimanere in città così mi trasferii in questo condominio un po' fuori mano. Da allora sto cercando una cura per disintossicarci, ma invano.

Così questa notte ho deciso di fare il grande passo. Se Cesira non può tornare un essere umano, io mangerò l'intera scorta di croccantini FIDO che ho tenuto in casa e mi trasformerò in un cane, proprio come lei, e torneremo finalmente felici come un tempo.-

Cominciai a pensare che il signor Licanti fosse realmente pazzo.

Forse la solitudine, la perdita del lavoro, magari anche della moglie, lo avevano portato ad avere delle allucinazioni.

Gli sorrisi garbatamente, dissimulando i miei pensieri e salutandolo affettuosamente mi diressi verso la porta.

- Arrivederci signor Licanti, stia bene e si curi, mi raccomando!- fu tutto quello che riuscii a dire mentre uscivo sul pianerottolo.

- Addio Bernardo, è stato un piacere conoscerla, e la prego ci scusi per il disturbo che le abbiamo arrecato!- mi sussurrò il mio vicino di casa con quella assurda voce di unomo-cane.

Quella sera stessa ci fu un fracasso terribile al quarto piano e verso mezzanotte udii un cane abbaiare insistentemente. Sembrava contento.

Mi ritornò in mente lo strano racconto del signor Licanti e mi affacciai sul balcone che dà sul cortile.

Era una notte di plenilunio ed il disco della luna illuminava dall'alto tutta la città.

In fondo al giardinetto interno del condominio vidi due grossi cani giocare felici sull'erba.

Ad un tratto il più grosso, dal manto nero e folto, si voltò verso la mia finestra e si mise ad ululare per qualche secondo, poi i due cani sparirono di corsa nella tenue luce della luna piena.


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